Gerusalemme di San Vivaldo

La mia mattina inaspettata tra Terra Santa, Canada e Toscana. 

La Terra Santa, e Israele in generale, è uno dei luoghi nei quali sogno di andare da molto tempo. Così, quando Alessandro e Veronica, che siamo andati a trovare nella loro nuova casa, vicino a San Gimignano, ci propongono di andare a vedere Gerusalemme di San Vivaldo, la curiosità amplifica l’entusiasmo che provo ogni volta che ho l’occasione di vedere un posto nuovo. 

Nel parcheggio dove lasciamo l’auto, un cartello spiega come si struttura questo piccolo borgo che è il risultato della volontà di Fra Tommaso da Firenze, di riprodurre, tra il 1500 e il 1515, la planimetria, su scala ridotta, di Gerusalemme, così da offrire ai fedeli la possibilità di fare un pellegrinaggio come quello in Terra Santa, senza allontanarsi troppo.

Percorriamo il viale che si snoda tra gli alberi, affiancato da piccole case, tempietti e cappelle che rappresentano altrettanti luoghi legati alla vita di Gesù. È tutto chiuso, dobbiamo accontentarci di leggere le piccole targhe in ottone sopra le porte e le brevi didascalie che descrivono le terrecotte policrome ispirate alla Passione di Cristo, che si trovano all’interno: Casa di Anna, Casa di Pilato, Monte Sion, Luogo dell’Annunciazione, Golgota. Mentre ci diciamo che è un peccato non poterle visitare, un ragazzo dal viso solare e sorridente, esce da uno degli edifici insieme a due coppie di signori. 

“Sto facendo una visita guidata in italiano. Ho appena iniziato. Se volete potete unirvi”. Ci serve un brevissimo sguardo per sapere che tutti e quattro desideriamo la stessa cosa e così ci aggreghiamo al piccolo gruppo e iniziamo ad ascoltare questo ragazzo dall’accento toscano che racconta dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e della sua furia per come il Tempio è stato trasformato in luogo di mercato, con il tono avvincente e colorito di chi sta raccontando una scena de Il Signore degli Anelli. 

Guido, così scopriremo poi che si chiama, mi ha già conquistata. Ci accompagna come un giovane San Pietro, con un grande mazzo di chiavi in mano, in ogni edificio del pellegrinaggio. Una chiave per ogni porta che apre per condurci all’interno: qui si trovano opere che fatico a definire: un mix di affreschi e sculture in terracotta che lui chiama Mélange. Si tratta di opere che servivano ai fedeli per comprendere l’episodio narrato e i simboli che esso nascondeva: per fare questo in modo efficace, agli elementi tipici del I secolo, epoca nella quale si svolgono gli eventi, si aggiungono particolari della Toscana rinascimentale, più facilmente leggibili dal pubblico del tempo. Guido ripete spesso la parola marketing. E ha ragione: chi percorreva il cammino che era stato di Gesù, dal processo, alla crocifissione, poteva riconoscere un linguaggio familiare, una storia avvincente ed esotica e allo stesso tempo facilmente leggibile. Facendo questo pellegrinaggio toscano, i fedeli si sentivano come a Gerusalemme e tornavano a casa con una fede rinnovata e ravvivata dai colori vivaci, pronti a farsene portavoce entusiasti. 

Questo sembrerebbe il racconto, neppure troppo avvincente, di una bella visita guidata a spasso nella storia. E invece, come spesso accade quando ci apriamo alla bellezza, l’inaspettato ci sorprende. 

Guido sta raccontandoci le vicende di un’opera che vede Gesù oltraggiato da alcuni uomini. Uno di loro fa un gesto di dileggio e, ci spiega, quel gesto è narrato in uno dei canti dell’Inferno di Dante. Mentre noi ascoltiamo incuriositi e attenti, il signore accanto a me, non più giovane ma alto e affascinante, in un perfetto italiano che tradisce un lievissimo accento francese, recita a memoria e senza esitazione i versi a cui Guido sta facendo riferimento. In quel preciso istante ho la certezza che questo è un incontro di quelli che mi lasciano un segno addosso. Usciamo e, mentre camminiamo verso la prossima cappella, mi avvicino e gli chiedo: “Mi scusi ma lei di cosa si occupa? Sono colpita dalle sue conoscenze”. Lui mi guarda, mi sorride con un’espressione dolce ma dalla quale traspare un certo divertimento e risponde: “Deve sapere che io sono specializzato in cose inutili”. Il cuore salta un battito. È la stessa cosa che dico sempre io quando mi chiedono quali sono i miei interessi. Glielo dico e questo fa nascere tra noi una simpatia istintiva. La visita continua tra le bellissime spiegazioni di Guido, gli interventi sempre arguti del mio nuovo amico e delle altre persone che sono con lui, che consigliano letture, nominano luoghi, annuiscono alle spiegazioni. Cerco di stare al passo, condividendo qualche cosa che ho letto da qualche parte, esponendo dubbi sui racconti del vangelo e confrontandomi, tutt’altro che alla pari, con Guido e queste meravigliose persone. 

Vengo a sapere che Luca, così si chiama il signore ottantenne che legge Dante, che è originario di Poggibonsi ma vive in Canada da molto tempo. È tornato in Italia con la moglie e gli amici per rivedere la sua terra ancora una volta. 

Mentre saliamo la gradinata sconnessa che ci porta al luogo nel quale è rappresentata la Crocifissione di Cristo, mi consiglia due letture, a suo parere, fondamentali. Segno tutto sul cellulare per non dimenticare nulla e intanto penso alla sfacciata fortuna che ho avuto quella domenica mattina velata ma ancora calda di metà settembre. 

Sono passate, anzi volate, due ore abbondanti da quel gentile invito a seguire la visita. Salutiamo e ringraziamo Guido, giovane uomo brillante e appassionato, oltre che preparatissimo e, tra una citazione di Federico II e il ricordo di Castel del Monte, ci salutiamo dicendoci felici di questo incontro. 

Ora sono a casa. Ho riguardato le fotografie e mi rammarico di non avere neppure un contatto di queste persone così ricche, interessanti, belle, che sento un po’ come dei nuovi amici. 

Ma poi ci sono quelli vecchi, di amici. Come Veronica che ricorda il nome di quell’autore svedese che ha scritto un libro su Barabba, il cui vero nome è Bar Abbas.

O come Fabio che mi manda un messaggio che dice: “Ciao Lucia, tutto ok? Ti ho trovato il nome del tuo amico di Toronto…Puoi chiamarmi Sherlock Holmes. Nel caso ti giro il contatto Linkedin”. 

Sono senza fiato. Fabio ha notato il logo sulla polo di quel signore. Ha cercato l’azienda e ha scoperto che Luca lavora lì e ha un profilo Linkedin. E sa con certezza di farmi felice. 

Ovviamente 5 minuti dopo gli avevo mandato un messaggio per ringraziarlo di quella domenica mattina velata e ancora calda di metà settembre in cui mi sono sentita a mio agio in mezzo a un sapere e a una grazia che anelo e che ammiro. Come trovare pesci come me nello stesso lago, solo più sapienti. E per dirgli quanto sia stato prezioso l’incontro con quelle quattro persone più una guida dai capelli scapigliati. 

Non so se leggerà la mia lettera, se mi risponderà mai. Non so se penserà che sono piuttosto strana se ho avuto voglia di contattarlo solo per dirgli quanta gioia mi ha regalato. 

Non so se avrò la fortuna di avere di nuovo Guido come guida. Nomen omen, dice lui quando si presenta. 

Ma una cosa la so. Non importa quanto lontano andrai, quanto tempo starai via e quante cose vedrai e imparerai. Ciò che importa davvero, in quel modo profondo che ti resta nell’anima e nel cuore, sono i compagni di viaggio che partiranno con te, quelli che incontrerai lungo la strada, quelli che non rivedrai mai più ma che renderanno il tuo viaggio un’avventura indimenticabile. 

2 risposte a “Gerusalemme di San Vivaldo”

  1. Avatar triosensibilia

    Molto interessante e coinvolgente, grazie Lucia per questo squarcio di sereno di vera “bellezza”….

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    1. Avatar lucia mandrioli

      Grazie a te per averlo letto

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Sono Lucia

“Ogni viaggio è una tappa verso la donna che vuoi essere.”
Io sono partita tante volte… e ogni volta ho lasciato indietro una parte di me per far spazio a quella che stava nascendo.