Paciu Maison: dimora d’arte a due passi da Bologna.
Paciu Maison

Oggi a Bologna il cielo è grigio. Il vento si fa, a tratti, stizzoso. Non è il giorno adatto a lunghe passeggiate in collina, ma c’è un posto, a pochi chilometri dalla città, dove è possibile trovare i colori che ancora si fanno attendere in questa primavera rimandata.

Paciu Maison è una dimora d’arte, un’opera artistica abitabile. Il nome deriva dalla doppia origine del suo ideatore, l’artista Harry Baldissera, italo- svizzero che al nome francese ha voluto unire la parola tutta bolognese “paciugo”. E in effetti questa casa colonica, incastonata tra verdi distese d’erba nella campagna bolognese, è un vero e proprio pasticcio di colori, stili, simboli e suggestioni.

Varcare la porta rossa nascosta in una cornice di piante rampicanti è come entrare in un quadro bizzarro ed eccentrico. Tredici sono le stanze, due i piani, moltissimi gli oggetti di epoche e provenienze diverse. Ognuna di esse racconta una propria storia, cita un artista, un’epoca, un tema. Così la camera da letto, ovvero la stanza dello scatto, ci ammonisce sulla completa mancanza di privacy proprio nel luogo più intimo della casa, il bagno diventa il cielo stellato di Van Gogh, l’ingresso accoglie la genesi, con il mare che si apre sotto un cielo azzurro. C’è la sala Ecaté dove esiste la realtà, ma anche infinite altre possibili chiavi di lettura di essa. Il salotto è la stanza delle maschere, i pavimenti sono sentieri di sale, selciati di specchi che conducono alla stanza dove la matematica può diventare un’opinione.

A Paciu Maison l’arte prende il sopravvento sull’ordine, la logica, la razionalità. Gli spiriti delle grandi menti e delle piccole forme artistiche aleggiano tra le soglie di porte colorate e precarie. Tutto qui è recuperato, re-immaginato, reinventato e aperto a molteplici interpretazioni. Sul grande letto matrimoniale, sovrastato da uno specchio rotondo, si sente lo spirito di Frida Kalo che, durante la sua lunga degenza, dipingeva se stessa utilizzando proprio uno specchio per vedersi. Centinaia di libri sparsi per la casa racchiudono ogni forma di cultura possibile, la verde cucina ricorda un campo che profuma di erba appena tagliata. Nella sala dell’espressione anche il divano è dipinto come fosse una tela.

Paciu Maison è dimora d’arte, casa museo contemporanea, opera d’arte abitabile, così la definisce Roberto, la bravissima guida che ci aiuta a interpretare ogni angolo che percorriamo. Ma dopo avere trascorso un’ora là dentro, penso che la definizione migliore sia proprio quella da cui prende parte del proprio nome: un bizzarro ed eccentrico paciugo di pensiero e artigianato ovvero quell’alchimia che rende un uomo, con qualche strumento in mano, un vero artista.

Varco di nuovo la porta rossa che guarda sullo spiazzo di ghiaia di un bianco sbiadito e polveroso, in tinta con il cielo lattiginoso di un inizio di Aprile ancora indeciso. Sento i colori addosso, il caldo del sole, la luce della luna, le vibrazioni dei numeri complessi che regolano quella follia chiamata talento. E mentre ascolto lo scalpiccio dei sassolini sotto le mie scarpe da ginnastica, ho la tentazione di rientrare, nascondermi sotto il cielo stellato di Van Gogh, in attesa che tutti vadano via, e restare lì fino a domani. Ma sento già il vociare dei prossimi visitatori. Sarà per un’altra volta.

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Sono Lucia

“Ogni viaggio è una tappa verso la donna che vuoi essere.”
Io sono partita tante volte… e ogni volta ho lasciato indietro una parte di me per far spazio a quella che stava nascendo.