
“Welcome to Iran. What do you think about our country?”.
Questa è la domanda che chiunque parli un poco di inglese ti farà in Iran. Rispondo come so fare, con la mia lista di cose belle vissute sotto il cielo dell’Iran.
La bellezza delle donne che un velo non basta a nascondere, diventando complice inconsapevole di un’eleganza sussurrata.
Il benvenuto silenzioso di chi esprime gratitudine per il solo fatto che siamo qui a conoscerli.
I colori sfacciati delle spezie. Il profumo costante che ci accompagna.
I pic nic in Imam Square a Isfahan. La piazza più bella del mondo.
L’orgoglio di chi vuole essere fotografato con l’indice macchiato di inchiostro mentre fa ore di fila per votare. E invidiarli un po’.
Guardare le stelle, sul tetto di un caravanserraglio, al suono di un’armonica.
Le lacrime versate davanti alla tomba di Dario. Persepolis e il racconto di una grande storia.
I bicchieri di te offerti ad ogni angolo.
Il pane più buono del mondo. Appena uscito dal forno. Donato in cambio di una foto. Il sarto.
Il canto del muezzin, che scandisce le nostre giornate speciali.
I tappeti rossi srotolati sotto il sole. La caramella donata da un mullah.
Il sorriso divertito delle donne che ci vedono impacciate alle prese con il nostro velo.
Lo zafferano, la menta e il dizi (che non mangerò mai più).
Perdersi nei bazar, rifugio meraviglioso dal sole bollente.
Il sogno di comprare casa a Kashan.
Le parole di pace di un mullah gentile che ci ricorda che siamo molto più simili di quanto vogliano farci credere.
Siamo tutti sotto il cielo dell’Iran.







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