Mal di Giordania

L’aereo è appena decollato da Amman. Ho salutato il nostro autista Daoud con un lungo abbraccio, come se stessi dicendo addio a un nonno gentile. Solo una settimana fa un volo in direzione contraria mi portava qui, con il mio piccolo bagaglio, la curiosità che porto con me ad ogni viaggio e una manciata di sogni da realizzare. Destinazione Giordania. Amman.

Amman è simile a una signora un po’ trascurata, con lo sguardo profondo e una bellezza sfiorita. Non è un colpo di fulmine, ci si innamora di lei lentamente, senza accorgersene. Basta il canto del muezzin che la risveglia all’alba, un tramonto dall’alto della cittadella romana. O il Pasha Hotel, kitsch e decadente, con il suo “little zoo” improbabile quanto le insegne sul terrazzo  e i sorrisi sinceri dei gestori che sembrano più degli ospiti.  Ancora non so che l’amerò ma accadrà. Intanto parto, visito castelli che guardano l’intero medio oriente dall’alto, le rovine romane che tanto sanno di casa e mi ricordano che questo mondo e il mio sono sempre stati uno accanto all’altro. Immagino Adriano passare sotto l’arco costruito per lui a Gerasa, e ammirare il nuovo ippodromo con l’orgoglio che solo un imperatore romano poteva avere.

Ma io aspetto lei. Petra. Lei sì è una donna da colpo di fulmine. Di lei si parla come di una meraviglia. Chiunque passi da qui la desidera e se ne innamora. Percorrere il siq illuminato solo dalla luna e da una lunga fila di candele è un’esperienza che non si può raccontare. Cammino con il fiato corto per lo stupore costante, gli occhi non sanno dove guardare e poi, eccola: quella facciata incastrata nella roccia come se fosse nata con lei. Sono lì, al suo cospetto. E ora capisco il profondo significato della parola “meraviglia”. Petra incanta di notte e continua a farlo di giorno. Cammino, salgo, scendo, faccio scale, mi arrampico, mi affaccio nel vuoto. Sono dentro un mondo che non so comprendere e conoscere fino in fondo ma che sento come un miracolo. Nessuno potrà spiegarti davvero cosa sia essere dentro Petra.

È con l’emozione e lo stordimento di questa incomprensione che mi addormento nella grotta del campo tendato nel quale alloggiamo, i letti a terra e le coperte più colorate e ridicole che abbia mai visto. Ma che tengono caldo in una notte gelida e stellata.

È mattina. Risalgo in auto chiedendomi se dopo tutto questo potrò stupirmi ancora così. Mi aspettano due giorni nel deserto del Wadi Rum. Lo sogno da mesi, ma ora ho paura di avere già visto troppo. Non so ancora quanto questa paura sia infondata. Il deserto è potente, mi dice la mia amica Bruna. Vero. Il deserto mi fa sua al primo passo sulla sabbia: mentre lo percorro lentamente sul dorso di un cammello, o lo divoro velocemente in 4×4, sobbalzando e mangiando sabbia sorprendendomi ad ogni curva, mentre corro giù da una duna rossa dopo essere salita dove il vento fa staccare da terra. Mentre bevo tè o attraverso un canyon, mentre mi arrampico su un arco di roccia o mentre, nel silenzio più assoluto, attendo il tramonto. Quel tramonto. Il deserto mi fa sentire piccolissima, ma in armonia con l’immenso che ho attorno, come se ogni granello di sabbia fosse esattamente dove deve essere. Tutto è giusto qui. Tutto secondo un ordine evidente quanto misterioso. Alloggio in un campo nel deserto. C’è una tempesta di sabbia in corso. Un vento così forte non lo avevo mai sentito. La cena attorno al fuoco, la danza con i beduini, persone sorridenti e ospitali. Le risate, le chiacchiere, la paura sottile per la potenza di una natura di cui seono volontaria prigioniera. È per tutto questo che non credo di avere davvero lasciato il deserto. Sono rimasta là, forse per sempre. Un pezzo di me resta laggiù, e lo andrò a riprendere, un giorno. O resterò con lui.

Si torna a Nord, verso Madaba, la città cristiana dove chiesa e Allah vivono insieme. Dove i bizantini e i mohabiti si sono incontrati. Dove i mosaici costellano ogni angolo. Poi di nuovo ad Amman, la signora sfiorita che ho lasciato con troppa fretta di provare stupore e meraviglia. La ritrovo alla luce del tramonto e scopro di amarla.

Ho girato la Giordania in lungo e in largo e torno innamorata di un amore lento, dolce ed eterno. Le ho detto arrivederci. L’ho fatto abbracciando Daoud, con le lacrime agli occhi.

Seduta al mio posto, il 9D, ripercorro ad occhi chiusi questo viaggio. Un ricordo in solitaria. Ma nulla sarebbe accaduto senza le mie compagne di viaggio, folli come me, la mia stessa fame di vita e di felicità, lo stesso sguardo limpido e sorpreso di tutto.

Un altro pezzo di vita condiviso, un mucchio di cose uniche e indimenticabili: Shaher, la nostra guida incredibile, un po’ giordano, un po’ napoletano. Con lui il viaggio è diventato una carovana di divertimento e profondità. Il Mar Morto, freddo, mosso e nervoso, ma lì per noi. I fanghi che non ti si tolgono più di dosso. I panorami mozzafiato. I sorrisi accoglienti. Il cibo squisito, ad ogni angolo e ad ogni ora. Il narghilè che sarà nostro amico per sempre. Le stelle del deserto nelle nostre dita. Il mio matrimonio per un giorno, a Petra. Mica roba da tutti. Le coperte zebrate, le pronunce impossibili di nomi che non impareremo mai. La terra promessa immaginata dal Monte Nebo immerse nella foschia. La preghiera delle cinque ascoltata sedute sul tappeto di una moschea. Il grido beduino di Daoud. La presenza discreta e protettiva di Mohamad, l’uomo più paziente del mondo. Le cento pashmine. I due cammelli d’argento. La collana, e la borsa che… con un jeans sta benissimo. Il massaggio più bello della mia vita. I limiti superati. Le paure sconfitte. Il monastero conquistato. I sogni infranti sui Sali del Mar morto. I conti fatti, sbagliati, rifatti, risbagliati. I soldi che vanno via che è un piacere. La vita che va e va alla grande. Per questo e per troppo altro ancora, grazie, compagne di viaggio.

Anzi… Oh mio Dio!!!!!!!!!!!!

 

N.B. Le foto non sono tutte mie. Le mie compagne di viaggio hanno contribuito con quelle più belle: Bruna Testa, Sonia Bai, Antonella Tempestini, Paola Giuliani. A voi grazie anche per questo.

7 risposte a “Mal di Giordania”

  1. Avatar Piero Cancemi

    grazie per il viaggio che hai regalato a noi comuni mortali che leggiamo le tue parole, grazie per averci fatto sognare :)

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    1. Avatar lucia mandrioli

      Grazie a te!!! Sono felice di avervi trasportati in Paradiso con me, almeno per un attimo. 😘

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  2. Avatar Jiji

    Bellissimo racconto! Ho appena prenotato i voli per una settimana in Giordania e vorrei fare più o meno il tuo itinerario… contatti? Consigli? Tu avevi già organizzato e prenotato tutto da casa? Grazie!

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    1. Avatar lucia mandrioli

      Ciao! Ti ringrazio molto. È stato un bellissimo viaggio. Si io ho prenotato dall’Italia. Ho anche contattato una guida con autista. Se vuoi ti giro il suo numero.

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      1. Avatar Jiji

        Si grazie mille!!! Ora inizieremo ad organizzare un po’ e non sarebbe male avere un riferimento!

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      2. Avatar lucia mandrioli

        ‭+962 7 7759 2772‬

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  3. Avatar lucia mandrioli

    Si chiama Shaher. Parla italiano benissimo. E anche napoletano 😜

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Sono Lucia

“Ogni viaggio è una tappa verso la donna che vuoi essere.”
Io sono partita tante volte… e ogni volta ho lasciato indietro una parte di me per far spazio a quella che stava nascendo.